Nell’immaginario comune, quando si pensa alla savana si pensa immediatamente all’Africa, ai leoni, ai tramonti meravigliosi e alle giraffe in lontananza.

In realtà nel mondo esistono diverse aree tropicali e subtropicali caratterizzate dalla savana, per esempio in Australia, in India, in Indocina e in Sud America, in particolar modo in Brasile.

La savana brasiliana prende il nome di Cerrado (in italiano “Chiuso” per via della folta vegetazione), e si trova al confine con Paraguay, Bolivia e la Foresta amazzonica. Si tratta della più grande savana tropicale ed è caratterizzata da una grande biodiversità di flora e fauna: comprende circa il 5% di tutte le specie del pianeta, incluse specie che non esistono in nessun’altra parte del mondo. Secondo il WWF è la savana più ricca di biodiversità al mondo.

Purtroppo il Cerrado è anche uno degli ecosistemi maggiormente a rischio in Brasile, continuamente minacciato da incendi e da effetti antropici, volte a “far spazio” ad attività agricole. Nonostante si trovi nei pressi della foresta amazzonica, il Cerrado non gode della stessa attenzione. Se si pensa che dal 2008 ad oggi si è registrato un tasso di deforestazione superiore del 50% rispetto a quello dell’Amazzonia, è semplice compredere come questo abbia potuto provocare un’inquantificabile perdita di biodiversità.

Non bisogna dimenticare che quelle terre sono abitate da popolazioni indigene che si sentono continuamente sotto attacco.

A chiunque sarà capitato di acquistare o consumare la soia, un alimento sempre più presente nelle diete alimentari, ebbene, è proprio a causa della coltivazione della soia, dell’allevamento di bovini e polli, di cui il Brasile è il più grande esportatore mondiale, che il Cerrado sta subendo da anni torture.

I produttori agricoli locali e gli allevatori, infatti, una volta acquistati i terreni del Cerrado, incendiano o abbattono gli alberi da frutto, le palme e la vegetazione per convertirli in piantagioni di semi di soia o in pascoli. La superficie di Cerrado così fin ora devastata è paragonabile alla superficie della Corea del Sud.

Oltre alla distruzione del più grande bioma mondiale, le conseguenze dell’azione antropica contribuiscono a distruggere le risorse idriche locali, che causano l’indebolimento delle sorgenti dei fiumi, e ricordiamo che proprio in questa regione nascono i grandi fiumi come il Rio delle Amazzoni, il Paranà-Paraguay e il São Francisco. Ed è proprio grazie ai fiumi che è possibile godere di una così ampia biodiversità.

Nonostante il governo Brasiliano dal 2015 si sia impegnato con l’Accordo di Parigi ad eliminare la deforestazione illegale dell’Amazzonia (entro il 2030), garantendo la preservazione dell’80% della vegetazione autoctona, questa regola non vale per il Cerrado, in cui l’obbligo di preservare la vegetazione autoctona è appena del 20%.

In più il governo, qualore nel Cerrado il terreno non sia ben sfruttato, può decidere di espropriarlo e concederlo a contadini più idigenti, incentivando in tal modo lo sfruttamento, favorendo l’agricoltura e l’allevamento industriale e promuovendo l’uso di fertilizzanti chimici e additivi volti allo sfruttamento più efficiente del terreno.

Le organizzazioni della società civile locale ed internazionale, si battono quotidianamente per la salvaguardia della savana brasiliana. Save Cerrado mira a promuovere azioni per il recupero e la conservazione del Cerrado, sostenendo l’estrazione sostenibile delle sue risorse a favore di un’economia collaborativa con le comunità locali. Un importante progetto è Your M2 adopted in the Brazilian Savannah cui l’organizzazione vuole coinvolgere la società civile locale ed internazionale attraverso una donazione, per adottare un metro quadrato di savana e contribuire alla conservazione del terreno.

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