ll Goal 9 mira a costruire infrastrutture resilienti, promuovere l’industrializzazione inclusiva e sostenibile e favorire l’innovazione.

Gli investimenti in infrastrutture sono cruciali per realizzare uno sviluppo economico e sociale sostenibile. Il miglioramento della produttività, dei servizi sociosanitari e la crescita dei redditi richiedono infatti investimenti nei trasporti, nei sistemi di irrigazione, nell’energia, nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ecc. Al contempo, lo sviluppo industriale è la prima fonte di generazione del reddito e l’innovazione tecnologia è la chiave di volta per permettere un’industrializzazione inclusiva e sostenibile, ossia uno sviluppo industriale in grado di rispettare l’ambiente attraverso l’utilizzo efficiente delle risorse e la riduzione delle emissioni inquinanti.

Il Goal 9 pone dunque l’accento su un accesso equo per tutti a infrastrutture affidabili e di qualità; nonché sull’accesso al credito per la piccola industria e le imprese, soprattutto nei paesi in via di sviluppo per aumentare la quota del settore sul PIL. Altrettanto importante risulta essere l’ammodernamento delle infrastrutture, delle industrie e dei processi produttivi, e il potenziamento della ricerca scientifica in campo tecnologico.

Affinché tutti i paesi intraprendano azioni in tale direzione, particolare attenzione viene posta alla necessità di un maggiore sostegno finanziario, tecnologico e tecnico ai paesi meno sviluppati, assicurando altresì la promozione di un ambiente politico favorevole, tra le altre cose, alla diversificazione industriale e a conferire valore aggiunto alle materie prime.

Infine, il Goal 9 insiste sull’esigenza di aumentare significativamente l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e fornire un accesso universale e a basso costo a Internet nei paesi meno sviluppati.

LA SITUAZIONE GLOBALE

L’attuale pandemia sta colpendo duramente un settore che era già in costante diminuzione anche prima dello scoppio dell’infezione da Coronavirus: la crisi sanitaria e la conseguente crisi economica stanno avendo un impatto negativo nelle industrie manifatturiere, causando interruzioni nelle catene del valore globali e nella fornitura di prodotti, con importanti ripercussioni sui livelli di occupazione del settore.

Dal Report 2020 del Segretario Generale ONU sul progresso verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile si legge che la quota del settore manifatturiero sul PIL nei paesi meno sviluppati è aumentata dal 10% nel 2010 al 12,4% nel 2019, ma il tasso di crescita risulta troppo lento perché l’obiettivo, raddoppiando la quota del settore nel PIL entro il 2030, possa essere raggiunto.

Nel 2019, il 14% dei lavoratori mondiali era impiegato in attività manifatturiere, una cifra che non è cambiata molto dal 2000. La quota dell’occupazione manifatturiera è stata la più grande nell’Asia orientale e sud-orientale (18%) e la più piccola in Africa sub-sahariana (6%). Inoltre, solo il 22% delle industrie su piccola scala nell’Africa subsahariana ha ricevuto prestiti o linee di credito, rispetto al 48% in America Latina e nei Caraibi.

I flussi ufficiali totali per le infrastrutture economiche nei paesi in via di sviluppo sono aumentati, così come la quota di beni di medio-alta e alta tecnologia nella produzione manifatturiera mondiale. Quest’ultima, però, continua a far registrare un netto dominio delle regioni sviluppate rispetto ai paesi meno sviluppati.

Le emissioni globali di anidride carbonica dalla combustione di combustibili hanno ripreso a crescere nel 2017, tuttavia la loro intensità è diminuita di quasi un quarto dal 2000, mostrando un disaccoppiamento generale delle emissioni di anidride carbonica dalla crescita del PIL.

Quanto agli investimenti in ricerca e sviluppo, questi sono aumentati in percentuale del PIL dall’1,5% nel 2000 all’1,7% nel 2015, e sono rimasti pressoché invariati nel 2017, ma sono stati solo meno dell’1% nelle regioni in via di sviluppo. Il numero di ricercatori a livello globale per 1 milione di abitanti è aumentato, da 1.018 nel 2010 a 1.198 nel 2017, variando ampiamente da 3.707 in Europa e Nord America a solo 99 nell’Africa subsahariana. Inoltre, le donne rappresentavano solo il 30% dei ricercatori globali. Nonostante i lievi miglioramenti, la pandemia ha evidenziato la necessità di potenziare e accelerare gli investimenti in ricerca e sviluppo, soprattutto nell’industria farmaceutica e nelle tecnologie emergenti

Infine, fa ben sperare il dato secondo cui quasi tutta la popolazione mondiale vive in un’area coperta da una rete mobile: si stima che nel 2019 il 96,5% di questa fosse coperta da almeno una rete 2G, con l’81,8% coperta da almeno una rete di evoluzione a lungo termine. Ma è ancora allarmante il fatto che nei paesi meno sviluppati solo il 19% della popolazione utilizza Internet, e ciò soprattutto in uno scenario in cui la pandemia ha reso per molti indispensabili i servizi digitali.

LA SITUAZIONE EUROPEA

Nell’Unione Europea la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione nell’UE sono progredite in termini di risorse umane nel campo della scienza e della tecnologia, del personale di R&S e delle domande di brevetto. D’altro canto, le tendenze per il trasporto sostenibile sono state generalmente sfavorevoli, soprattutto a breve termine. Sia per il trasporto merci che per quello passeggeri, non sembra essersi verificato alcun progresso verso modalità più sostenibili e la riduzione delle emissioni di CO2 delle automobili si è arrestata.

Il Green Deal europeo e l’agenda digitale europea mettono al centro delle priorità della Commissione Von der Leyen il raggiungimento di un’economia sempre più sostenibile e innovativa. Nell’ultimo settennato il programma preposto in tal senso è stato Horizon 2020. Il suo successore, Horizon Europe, ha visto una dotazione finanziaria incrementata del 30%: per il periodo 2021-2027 il nuovo programma europeo per la ricerca e l’innovazione avrà un budget di 95.5 miliardi di euro per promuovere l’eccellenza e fornire un valido supporto ai migliori ricercatori e innovatori per guidare i cambiamenti sistemici necessari per garantire un’Europa verde, sana e resiliente. Il programma sosterrà anche la ricerca collaborativa relativa alle sfide sociali e al rafforzamento delle capacità tecnologiche e industriali attraverso cluster tematici che affrontano l’intero spettro delle sfide globali: energia, mobilità, digitalizzazione, ricerca quantistica, creatività, salute pubblica.

LA SITUAZIONE ITALIANA

L’Italia ha assistito ad un generale miglioramento degli indicatori relativi al monitoraggio del Goal 9. In particolare, nel Rapporto Asvis, si nota un avanzamento degli indicatori relativi alla diffusione della banda larga tra le famiglie, al tasso di ricercatori per 10 mila abitanti e alla specializzazione produttiva nei settori ad alta tecnologia. Cresce inoltre la quota di PIL destinata alla Ricerca e sviluppo, attestatasi nel 2019 all’1,37%, ma ancora distante sia dal target fissato dalla Strategia Europa 2020 (3%) che dalla media europea (2,12%).

In generale, i provvedimenti legislativi del 2020, seppur a carattere emergenziale, hanno posto le premesse per un cambio di paradigma nella direzione della trasformazione digitale dell’economia circolare e dell’impegno per la mobilità sostenibile. Si è inoltre determinato un alleggerimento burocratico-amministrativo a favore delle PMI, per la realizzazione di nuove infrastrutture e della manutenzione e ammodernamento di quelle esistenti.

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