Normativa

COS’È IL CROWDFUNDING

Il fenomeno noto con il nome di Crowdfunding, nella sua impostazione originaria, rappresenta un metodo innovativo di finanziamento: il termine, prettamente anglosassone, indica un processo mediante cui più persone (crow), attraverso una campagna informativa ed utilizzando social e portali telematici, conferiscono somme di denaro (founding) condividendo un progetto. La migliore traduzione potrebbe essere, quindi, << finanziamento tramite una moltitudine di persone>> che, non necessariamente organizzate e non collegate tra loro, si riuniscono in un luogo per un obiettivo comune.

L’espressione rappresenta una realtà in costante espansione, costituita da un processo di collaborazione con cui i crowfounders, che sono investitori non professionali, si impegnano a sostenere gli sforzi di persone ed organizzazioni dotate di un elevato potenziale creativo ma prive dei fondi necessari a realizzare i loro progetti. In dottrina si parla del fenomeno come di uno strumento che darebbe vita ad una sorta di “democratizzazione della finanza”, permettendo un più facile accesso alle risorse a sostegno di iniziative particolarmente meritevoli.

Il finanziamento di un progetto (sia esso di natura imprenditoriale, artistica, culturale, scientifica, liberale, ecc.) attraverso un portale internet e per ricevere in cambio un utile o un riconoscimento, si differenzia dal ricorso ai canali tradizionali di accesso al credito tanto per la natura degli investitori quanto nel mezzo scelto, ossia il ricorso a piattaforme virtuali ove si verifica l’incontro tra domanda ed offerta. Così come si diversifica nell’eventuale “remunerazione” che ottiene l’investitore, non necessariamente di tipo economico ma spesso puramente morale.

Le operazioni si svolgono interamente in modo virtuale: l’ideatore pubblica su un sito web il suo progetto stabilendo la somma che ritiene necessaria per la sua realizzazione e l’eventuale remunerazione che intende riconoscere ai suoi sottoscrittori, non necessariamente di tipo pecuniario. Troviamo, infatti, varie tipologie di crowfounding che variano in base al diverso tipo di utile riconosciuto all’investitore.

Un soggetto, animato da un progetto imprenditoriale, oppure di impatto sociale, coinvolge una moltitudine di soggetti attraverso una serie di strumenti di comunicazione per ottenerne un contributo. La differenza sostanziale rispetto ad altre forme di coinvolgimento imprenditoriale è costituita dalla rapidità di condivisione, di propagazione del messaggio offerta dalla rete.

Il Crowdfunding è un fenomeno relativamente recente di cui possiamo collocare la nascita, grosso modo, tra la fine degli anni ’90 e l’avvento del Nuovo millennio e la diffusione del servizio internet ed ha conosciuto un’importante diffusione all’estero, mentre in Italia è in netta espansione. La sua nascita va di pari passo con la nascita di un nuovo modello di fare impresa “la sharing economy”. Il Crowdfunding è un effetto consequenziale diretto di questo modello, attraverso il quale si acquisiscono, forniscono, producono beni e servizi attraverso comunità presenti online su specifiche piattaforme.

Il primo esempio in assoluto di Crowdfunding a beneficio della collettività può essere collocato nel 1884 quando negli Stati Uniti si palesò la necessità di un finanziamento per la costruzione del piedistallo della Statua della Libertà. La mobilitazione per il finanziamento avvenne tramite la stampa, principale strumento di comunicazione di allora. Joseph Pulitzer promosse una campagna di raccolta fondi con la quale, chi avesse acquistato il numero apposito di giornale dedicato, avrebbe contribuito all’installazione della base della statua ottenendo in cambio la pubblicazione del proprio nome in un’apposita edizione speciale del giornale.

Il Crowdfunding si può astrattamente riferire indistintamente a percorsi di finanziamento per progetti di qualsiasi tipologia: tramite questo srtumento, chiunque può lanciare un progetto ed attingere ad un numero molto ampio di investitori, senza l’intermediazione bancaria: vengono, quindi, stravolte le vecchie logiche di mercato che collegavano il finanziamento alla conoscenza dei canali tradizionali, alla rigida interpretazione dei parametri finanziari di bilancio. Al contrario, viene data a chiunque l’opportunità di realizzare un proprio progetto, anche di carattere imprenditoriale.

 

Fasi salienti ed aspetti essenziali del Crowdfunding

Le fasi principali di un progetto sono:

    .       1)  Fase creativa. Ideazione e progettazione. In questa fase nasce l’idea che va a coprire un bisogno del mercato, un’esigenza del sociale, un progetto di ricerca con forte “optionality”, (con optionality si intendono eventi con elevatissimo ritorno rispetto a quanto investito al pari di un’opzione out of money che si rivaluta in maniera considerevole al raggiungimento dello strike price). Si tratta in genere di progetti che non offrono interessanti ritorni economici perché rivolti al sociale, ovvero perché magari hanno intrinsecamente una probabilità di fallimento elevata ma elevatissimi ritorni in caso di successo.

    .       2)  Diffusione e Promozione dell’Idea: ciò viene ottenuto tramite i Social, le Piattaforme Crowd più indicate in relazione al progetto ed attraverso un marketing mix adeguato e in particolare una strategia di comunicazione precisa.

    .       3)  Raggiungimento dell’obiettivo necessario per finanziare il progetto.

    .       4)  Completamento del progetto. In questa fase vengono perfezionati gli aspetti fiscali e civilistici con i finanziatori.

 

Principali tipi di Crowdfunding:

    .      1) Donation: rientra nella classica raccolta fondi attraverso donazioni online, in cui una pluralità di soggetti animati da profondo senso di altruismo devolvono del denaro a sostegno di una causa specifica. Nella fattispecie non si riceve alcuna ricompensa se non simbolica ed intangibile. Modello adottato principalmente da Enti Non Profit

    .       2)  Reward: simile al modello “Donation”, si differenzia per la presenza di una ricompensa. In altri termini, i backer – ossia i sostenitori – ottengono una ricompensa sulla base dell’importo che hanno investito nel progetto finanziato, costituita – in genere – da un prodotto o un servizio. In pratica, si verifica di frequente una prevendita di un prodotto o di un servizio che sarà messo in produzione – solo in seguito – proprio grazie alle somme raccolte tramite la campagna di Crowdfunding.

    .       3)  Equity: tramite questa formula, frequentemente oggetto di regolamentazione finanziaria, si ottiene il finanziamento di una iniziativa commerciale fornendo in cambio una partecipazione nella società appositamente costituita. Viene definito anche con il termine di crowd-investing. Nel 2013, l’Italia è diventata la prima nazione in Europa che ha approvato ed adottato una normativa completa sull’Equity Crowdfunding

    .       4)  Lending: denominato anche Peer to Peer Lending. A differenza del modello precedente, invece di acquisire una quota di partecipazione nel business si effettua un prestito al promotore dell’iniziativa economica. Le piattaforme di lending, oltre la valutazione del rischio-credito della singola azienda tramite la piattaforma, distribuiscono la quota finanziata e raccolta in rete su una moltitudine di progetti, riducendo sensibilmente il rischio di insolvenza.

    .       5)  Modelli Ibridi: riguardano la combinazione dei modelli base e dei nuovi modelli di Crowdfunding. L’unico degno di attenzione è il “Pre-purchase model”, che oltre ad offrire i vantaggi-reward collegati al servizio/prodotto finanziato in Crowdfunding può associare al “pitch”anche il diritto di opzione all’acquisto di quote o azioni nel progetto in momento successivo. Ad esempio, ipotizziamo che venga ideato un prodotto innovativo e che per la sua realizzazione siano preventivati 500.000 euro. Viene programmata una campagna di raccolta fondi che prevede quale “reward” l’acquisto a prezzo vantaggioso del prodotto realizzato oltre che la possibilità di acquistare una quota di partecipazione nella new company.

Il Crowdfunding rappresenta uno strumento innovativo, caratterizzato da un forte dinamismo  in termini di adattabilità ed offre opportunità spesso sottovalutate. Nel periodo di grave crisi economica (attuale e, probabilmente futura) che l’Italia sta attraversando a causa della Pandemia da Covid 19, il Crowdfunding ha consentito di sopperire ad alcune criticità. Si pensi, ad esempio, alle campagne di fondi raccolti in brevissimo tempo per l’acquisto di attrezzature sanitarie. Alcune riviste internazionali, hanno dedicato ed approfondito lo sviluppo del Crowdfunding nel mondo e ne hanno evidenziato l’importanza anche in Italia per affrontare l’attuale emergenza sanitaria (cfr. A record- breaking crowdfunding campaign is helping Italy fight Covid-19, 12 aprile 2020 Quartz).

L’esperienza in sé molto negativa del Covid-19, ha contribuito notevolmente allo sviluppo del Crowdfunding, che si rivela uno strumento di raccolta rapido ed efficace per fronteggiare le più svariate emergenze di natura sociale ed economiche.

 

QUADRO NORMATIVO DEL CROWDFUNDING

La normativa italiana

Se il fenomeno del C. ha registrato un’iniziale diffusione prevalentemente nei Paesi anglosassoni, soprattutto Australia e Stati Uniti d’America, è stato il nostro Paese per primo a dotarsi di una normativa specifica ed organica anche se in origine dedicata alla negoziazione di partecipazioni sociali (equity – based). Infatti, l’Italia ha colto le forti potenzialità del fenomeno, probabilmente a causa delle crescenti difficoltà di accesso al credito da parte delle PMI, che rappresentano la quasi totalità del nostro tessuto produttivo (circa il 94%).

Non a caso, la normativa sul C. è stata introdotta per la prima volta nel 2012 con il c.d. “Decreto Crescita 2.0”: seguendo l’iter legislativo di tale pacchetto di norme, notiamo che le stesse mirano a “promuovere la crescita sostenibile, lo sviluppo tecnologico e l’occupazione, in particolare giovanile, l’aggregazione di un ecosistema animato da una nuova cultura imprenditoriale votata all’innovazione, così come a favorire una maggiore mobilità sociale, il rafforzamento dei legami tra università e imprese nonché una più massiccia attrazione di talenti e capitali esteri nel nostro Paese[1]”.

Infatti, proponendosi di raggiungere questi obiettivi, nel 2012 il Governo si impegno a dotare il Paese una normativa organica volta a favorire la nascita e la crescita dimensionale di nuove imprese innovative ad alto valore tecnologico.

Pietra miliare di questa iniziativa fu il Decreto Legge 179/2012 (noto anche come “Decreto Crescita 2.0”), recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” e convertito dal Parlamento con Legge del 18 dicembre 2012 n. 221.  Con il Decreto 179/2012 è stato introdotto nell’ordinamento giuridico italiano un nuovo modello di impresa innovativa ad alto valore tecnologico, la startup innovativa, in favore della quale  sono stati predisposti nuovi strumenti e misure di vantaggio che incidono sull’intero ciclo di vita dell’azienda, dall’avvio alle fasi di crescita, sviluppo e maturazione.

Tra tali misure anche l’equity crowdfunding, la cui regolamentazione di dettaglio è stata predisposta dalla Consob: con la pubblicazione del testo definitivo del “Regolamento sulla raccolta di capitali di rischio da parte di start-up innovative tramite portali on-line”: l’Italia è, quindi, il primo Paese al mondo ad aver regolamentato il fenomeno con uno strumento normativo dedicato, tramite il quale le startup innovative possono avviare campagne di raccolta di capitale diffuso attraverso portali online autorizzati.

Una tipologia di Crowdfunding di rilevante potenzialità è costituita dall’Equity Crowdfunding, Nella normativa italiana lo strumento è stato investito dalle recenti modifiche apportate dal nuovo regolamento Consob n. 21110 del 10 ottobre 2019 che integra il previgente regolamento n. 18592 del 2013. La portata innovativa delle modifiche normative è palese poiché le nuove disposizioni consentiranno la sottoscrizione di obbligazioni ed altri strumenti finanziari, nonché la negoziazione più snella e veloce delle quote sottoscritte su un mercato secondario che potrà essere gestito dalle stesse piattaforme autorizzate dalla Consob.

Inoltre, sempre nel 2019, si è registrato un ulteriore record della raccolta di Equity Crowdfunding, raddoppiata rispetto all’anno precedente, così come sono aumentatele campagne finanziate.

Dalla disamina delle principali regolamentazioni del Crowdfunding dei paesi europei e di quella statunitense, appare evidente che il legislatore, rendendosi conto dell’alta valenza innovativa dello strumento, abbia cercato un contemperamento di interessi contrapposti di fronte ad un fenomeno nuovo ma di notevole impatto sociale ed economico: se da una parte si è trattato di tutelare le esigenze di finanziamento delle imprese e dei privati cui era, per un motivo o per un altro, negato l’accesso al credti per le vie tradizionali, o comunque eccessivamente difficoltoso, dall’altra si è posta la necessità di tutela dell’investitore, soprattutto se non professionale.

L’Italia è stata uno dei primi paesi a disciplinare in maniera completa l’Equity-Crowdfunding: laddove nella maggior parte degli altri Paesi si è tentato di regolamentarlo applicando analogicamente discipline già esistenti, (appello al pubblico risparmio, servizi di pagamento etc.).

La normativa, seppur varata recentemente, ha già registrato diverse modifiche. Infatti, in principio era previsto l’accesso all’equity-Crowdfunding esclusivamente alle start-up innovative; successivamente, è stato esteso anche alle PMI innovative ma anche così si limitavano in maniera ingiustificata la platea dei beneficiari Il legislatore , se da un al lato ha recepito la necessità di dare ascolto alle istanze di modifica della normativa, dall’altro si è posto poi il problema della tecnica normativa da utilizzare per regolamentare il fenomeno, (fonti primarie, secondarie di tipo regolamentare ecc). Si è optato per una modifica della disciplina generale dell’intermediazione finanziaria con un’ulteriore integrazione a livello regolamentare per gli aspetti specifici ed operativi. L’innesto normativo è avvenuto per effetto dell’introduzione nel TUF (decreto legislativo 24/02/1998 n. 58) degli articoli 50 quinquies e 100 ter per effetto della conversione in Legge n. 221 del 17/12/2012 del D.L. 18/10/2012 n. 179 – Decreto Crescita 2.0.

Successivamente, è stato varato dalla Consob il regolamento delegato con delibera n.18592 del 26/06/2013, modificato poi recentemente con delibera n.19520 del 24.02.2016.

L’art. 100-ter del TUF disciplina l’ambito delle “offerte attraverso portali per la raccolta di capitali “che “possono avere ad oggetto soltanto la sottoscrizione di strumenti finanziari emessi dalle piccole e medie imprese, dalle imprese sociali e dagli organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società di capitali che investono prevalentemente in piccole e medie imprese. Le offerte relative a strumenti finanziari emessi da piccole e medie imprese devono avere un corrispettivo totale inferiore a quello determinato dalla Consob [… ]”, che ad oggi è pari a 5 milioni di euro.

L’art. 50 quinquies rappresenta, invece, l’asse portante della disciplina del Crowdfunding (di tipo equity). Al comma uno si dà una definizione precisa del gestore di portale, mentre al comma 2 si riserva la gestione a determinati soggetti, che abbiano i requisiti elencati al comma 3 quali:

  • forma giuridica
  • oggetto sociale conforme,
  • requisiti di professionalità
  • adesione ad un sistema di indennizzo a tutela degli investitori
  • divieto di detenere somme di denaro di pertinenza di terzi

Al comma 4 si delega la Consob a determinare con regolamento principi ed i criteri per la formazione del registro, le ulteriori condizioni per l’iscrizione allo stesso e le regole di condotta del gestore del portale.

Per quanto riguarda la platea dei soggetti giuridici che possono presentare un progetto, in un primo momento, gli offerenti appartenevano ad un ambito circoscritto ed erano costituiti da a) società start-up innovative; b) piccola e media impresa innovativa; c) organismi di investimento collettivo del risparmio (“OICR”) che investe prevalentemente in start-up innovative e in PMI innovative; d) società di capitali che investono prevalentemente in start-up innovative e in PMI innovative.

Successivamente, con Decreto Legge n. 50 del 24 aprile 2017, il campo di applicazione della regolamentazione di Equity Crowdfunding è stata estesa a tutte le PMI italiane.

Per quanto concerne, invece, le altre caratteristiche di un progetto di Equity-Crowdfunding, sono le seguenti:

1) Possibilità di offrire al pubblico quote di s.r.l., prerogativa in precedenza riservata alle sole azioni. La deroga è avvenuta mediante apposita esimente al divieto posto dall’art. 2468 c.c., co.1 il quale dispone che “Le partecipazioni dei soci non possono essere rappresentate da azioni né costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari “.

2) Riconoscimento quale canale di raccolta di offerte qualificato, della piattaforma web. La possibilità di gestione è riservata oltre che agli intermediari finanziari abilitati, anche al cosiddetto gestore del portale, che deve essere accreditato dalla Consob ed iscritto in un apposito registro.

3) Semplificazione degli obblighi informativi e di trasparenza a cura del gestore del portale a condizione, tuttavia, di rispettare precisi limiti massimi di importo per operazione.

4) La previsione di una riserva minima del 5% dell’importo dell’operazione a investitori professionali. In mancanza del raggiungimento della sottoscrizione dell’importo minimo il progetto non potrà perfezionarsi.

5) Dematerializzazione del trasferimento delle quote di Start-Up innovative e PMI innovative al fine di ridurre gli oneri amministrativi collegati al trasferimento delle quote e favorire la liquidità e lo sviluppo di un mercato secondario.

6) Semplificazione delle verifiche di appropriatezza dell’investimento MIFID 2 che potranno essere eseguite anche dai gestori delle piattaforme e non solo dagli intermediari finanziari.

7) L’offerta può avere ad oggetto esclusivamente strumenti finanziari rappresentativi del capitale di rischio (solo azioni oppure quote, non prestiti subordinati, convertibili obbligazioni).

8) È riconosciuto un diritto di recesso dall’operazione allorquando intervengano cambiamenti sostanziali della situazione della start-up ovvero delle condizioni dell’offerta.

9) Previsione del diritto di “co-vendita”: nell’ipotesi in cui , successivamente al perfezionamento dell’offerta, i soci di controllo si accordino per trasferire il controllo sociale a terzi, gli altri soci hanno la possibilità di recedere dalla società e di vendere le proprie partecipazioni all’acquirente del pacchetto di maggioranza con condizioni identiche a quelle negoziate e pattuite con i soci di controllo.

10) È previsto l’obbligo della comunicazione e pubblicazione sul sito della proponente l’esistenza di patti parasociali

11) Il gestore del portale dovrà canalizzare gli ordini ricevuti ad una banca oppure impresa di investimento. Ciò in relazione al divieto del gestore del portale di gestire somme di pertinenza di terzi.

Il Regolamento Consob n. 21110/2019 ha integrato le norme sull’Equity Crowdfunding, allargandone l’ambito di applicazione, come richiesto dagli operatori del settore. Innanzi

tutto, si è resa possibile l’offerta di obbligazioni e titoli di debito sui portali autorizzati. L’adesione all’offerta obbligazionaria è riservata esclusivamente agli investitori istituzionali, salvo poche eccezioni.

Altra modifica è la possibilità anche per le società con sede in un paese membro dell’Unione Europea di candidare la propria offerta sulle piattaforme nazionali.

Infine, è stata prevista la possibilità per i portali di istituire apposite sezioni per “la compravendita di strumenti finanziari, che siano stati oggetto di offerta concluse con successo nell’ambito di una campagna”.

Al fine di tutelare gli investitori è in vigore da alcuni anni la direttiva MIFID (Markets in Financial Instruments Directive), la quale prevede precisi obblighi informativi e di comportamento a carico degli intermediari finanziari per offrire una maggior protezione agli investitori. La MIFID 2, in vigore dal 3 gennaio 2018, rappresenta un’evoluzione della MIFID del 2007 e ne rafforza la portata ed il campo d’azione.

Uno degli aspetti più interessanti è quello relativo alla maggior chiarezza sul versante dei costi, (commissioni di entrata, uscita, di gestione e di ristorno), la presenza di rendiconti dettagliati con frequenza almeno annuale e specifica dell’impatto delle commissioni sul rendimento complessivo dell’investimento.

Altro aspetto è quello dell’attenta valutazione dell’adeguatezza del rischio in relazione ad ogni tipologia di prodotto o servizio ed al grado di tolleranza di eventuali perdite in conto capitale. Si prevede poi una documentazione aggiuntiva rispetto a quella prevista dalla MIFID 1, costituita dall’obbligo di fornire KID, (Key Information Document) , un documento che raccoglie e sintetizza i livelli di rischio, i rendimenti in base a diversi scenari, i costi e le incidenze sul rendimento.

Gravare di tali obblighi informativi lo strumento del Crowdfunding ne avrebbe limitato e penalizzato la diffusione ab origine, conseguentemente la Consob ha stabilito un’esenzione dall’applicazione della disciplina sui servizi di investimento al ricorrere delle seguenti condizioni:

– Per ordini impartiti da investitori persone fisiche il cui controvalore è inferiore ad euro 500 ovvero euro 1.000 considerando la somma dei relativi ordini impartiti su base annuale;

– Per ordini impartiti da persone giuridiche (clienti professionali) il cui controvalore sia inferiore ad euro 5.000 ovvero euro 10.000 su base annuale.

 

Normativa riguardante le altre forme di Crowfounding:

1) Social Lending – Inizialmente si è ritenuto applicabile alla fattispecie l’articolo 1813 c.c. disciplinante il contratto di mutuo che viene definito come “il contratto col quale una parte consegna all’altra una determinata quantità di denaro o di altre cose fungibili, e l’altra si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie e qualità con l’aggiunta, ai sensi dell’art. 1815 c.c. degli interessi se espressamente previsti dal contratto”. Tuttavia nelle fattispecie il rapporto si compone di una figura ulteriore rispetto alla tradizionale relazione tra mutuante e mutuatario. L’impresa di peer-to-peer lending svolge infatti la prestazione di collegamento nella formazione del contratto tra le due parti e nella successiva esecuzione di tutte le altre operazioni di pagamento necessarie all’esecuzione del contratto. Altro elemento che rende il rapporto caratteristico è la circostanza tale per cui il mutuante non conosce l’identità del mutuatario. Il meccanismo si basa infatti sulla selezione, da parte del mutuante, di una determinata categoria di richiedenti accomunati, secondo quanto elaborato dalle analisi dell’impresa di social lending, dai medesimi fattori di merito creditizio. Una volta operata la scelta, l’impresa procede al trasferimento dei fondi dal conto di pagamento del mutuante presso il rispettivo conto di pagamento del mutuatario. Benché quindi il mutuante non conosca con precisione l’identità del soggetto al quale presta il denaro, il servizio fornito dall’impresa consente, in casi di insolvenza e necessità di recuperare la somma prestata, l’individuazione del debitore ai fini della riscossione del credito. Sulla base di quanto appena detto quindi si deduce che la conclusione di un prestito attraverso piattaforme peer-to-peer realizza la formulazione di una fattispecie contrattuale complessa composta da un contratto di mutuo tra gli utenti della piattaforma telematica ed un contratto di servizi di pagamento che l’impresa sottoscrive con entrambi i partecipanti all’operazione di finanziamento.

Il quadro si è successivamente completato allorquando è intervenuta la Banca dì Italia che ha pubblicato le Disposizioni in materia di raccolta del risparmio da parte di soggetti diversi dalle banche. Il capo IX è dedicato proprio al fenomeno del social lending che viene definito come “strumento attraverso una pluralità di soggetti può richiedere a una pluralità di potenziali finanziatori, tramite piattaforme online, fondi rimborsabili per uso personale, o per finanziare un progetto. L’operatività dei gestori dei portali online che svolgono attività di social lending e di coloro che prestano o raccolgono fondi tramite i suddetti portali è consentita nel rispetto delle norme che regolano le attività riservate dalla legge a particolari categorie di soggetti […]”. Come è noto, l’attività di raccolta del pubblico risparmio è riservata per legge agli intermediari bancari, ma l’Autorità di vigilanza ha previsto precise eccezioni sia quanto concerne i gestori che per i prenditori. Per i gestori non costituisce raccolta di risparmio tra il pubblico << la ricezione di fondi da inserire in conti di pagamento utilizzati esclusivamente per la prestazione dei servizi di pagamento dai gestori medesimi, se autorizzati a operare come istituti di pagamento, istituti di moneta elettronica o intermediari finanziari ex art. 106 del TUB, la ricezione di fondi connessa all’emissione di moneta elettronica effettuata dai gestori a tal fine autorizzati >>. Mentre, per i prenditori non rappresenta raccolta di pubblico risparmio << l’acquisizione di fondi effettuata sulla base di trattative personalizzate con i singoli finanziatori>> Al riguardo, avute presenti le modalità operative tipiche delle piattaforme di social lending, le trattative possono essere considerate personalizzate allorché i prenditori e i finanziatori sono in grado di incidere con la propria volontà sulla determinazione delle clausole del contratto tra loro stipulato e il gestore del portale si limita a svolgere un’attività di supporto allo svolgimento delle trattative precedenti alla formazione del contratto. Per non incorrere nell’esercizio abusivo della raccolta del risparmio, i prenditori si avvalgono esclusivamente di piattaforme che assicurano il carattere personalizzato delle trattative e sono in grado di dimostrare il rispetto di tale condizione anche attraverso un’adeguata informativa pubblica. — l’acquisizione di fondi presso soggetti sottoposti a vigilanza prudenziale, operanti nei settori bancario, finanziario, mobiliare, assicurativo e previdenziale>>.

2) Donation Crowdfunding – alla fattispecie in esame si potrà far riferimento all’art. 769 del Codice civile, il quale recita “la donazione è il contratto col quale, per spirito di liberalità una parte arricchisce l’altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto e assumendo verso la stessa una obbligazione “, oltreché alla disciplina delle donazioni, regolata dai Capi I, II, III e IV del Codice civile.

3) Reward Based – anche qui manca una regolamentazione specifica e bisogna applicare alla fattispecie le disposizioni applicabili ad istituti giuridici similari. Come sappiamo abbiamo diverse figure di Reward Crowdfunding, di conseguenza si applicheranno diversi istituti giuridici a seconda del modello di Crowdfunding.

 

Il quadro normativo europeo

L’attuale quadro normativo europeo non risulta omogeneo né integrato: gli Stati Membri si sono dotati di proprie regolamentazioni spesso prendendo come punto di riferimento la normativa statunitense.

In realtà, vi sono stati tentativi di armonizzazione al livello Europeo per superare e scongiurare frammentazioni normative tra i singoli Stati e che hanno favorito l’approvazione di un regolamento comune in tema di Crowdfunding che impone obblighi comuni sui rischi di sostenibilità e sui rischi per i partecipanti: la Commissione Affari Economici e Finanziari ha deliberato il 05.11.2018 l’introduzione di condizioni uniformi di operatività per le imprese operanti all’interno dell’Unione Europea. Il fine è quello di creare un marchio europeo per le piattaforme di Crowdfunding che permetterà di sbloccare finanziamenti per le imprese ma anche di assicurare elevati livelli di trasparenza e di protezione degli investitori.

Il regolamento mira a favorire l’accesso al finanziamento per gli imprenditori, le start-up, le imprese in fase di espansione e le PMI in genere, comprende il peer to peer lending e l’equity-crowdfunding ed esclude espressamente il donation ed il reward crowdfunding.

Per favorire la trasparenza e la tutela degli investitori si imporrebbe alle piattaforme di rendere espliciti i criteri di selezione dei progetti, il tasso di fallimento effettivo dei progetti già finanziati e la possibilità di presentare reclamo gratuitamente e su moduli standardizzati da parte dei partecipanti all’operazione di Crowdfunding.

Altro aspetto è la possibilità della piattaforma di ottenere il marchio europeo ovvero, in alternativa, optare per operare esclusivamente all’interno del territorio nazionale rispettandone la normativa di riferimento.

Nelle more dell’approvazione definitiva del Regolamento Europeo sul Crowdfunding, la Commissione Europea ha già chiarito quali siano le direttive applicabili e l’orientamento è stato di estendere al fenomeno del finanziamento collettivo le regole esistenti permettendo ai singoli stati membri una regolamentazione più specifica.

È pacifico, inoltre, che le disposizioni normative comunitarie emanate in settori dell’economia e del commercio sono applicabili analogicamente al fenomeno del Crowdfunding.

In attesa di una regolamentazione comune, i singoli Stati dell’Unione hanno provveduto a regolamentare il settore con proprie normative.

 

La normativa nel mondo

Costituendo un fenomeno innovativo e relativamente giovane, il Crowdfunding non sempre è regolamentato in maniera esaustiva ed organica dalle legislazioni vigenti nei vari paesi. Ciò pone non pochi problemi se pensiamo alla rapida e continua diffusione del fenomeno che non può spesso contare su un dato normativo e di regolamentazione certo ed esaustivo.

Se pensiamo alla natura del Crowfounding, si stratta, ad oggi, di una forma di finanziamento atipico non inquadrabile facilmente e mancante, pertanto, di una disciplina legislativa chiara, completa e propria per ciascuna delle tipologie indicate. Vi sono ancora diverse lacune da superare, nonostante i recenti sforzi di regolamentazione negli Stati Uniti e di armonizzazione a livello Europeo. Le predette difficoltà vengono acuite dal difficile inquadramento tributario, dalle possibili problematiche poste dal diritto penale (truffa, riciclaggio etc) e quelle inerenti il diritto civile e commerciale (protezione dati personali, consumatore, disciplina brevetti ed opere dell’ingegno e sull’invenzioni).

 

USA

La legislazione cardine, cui si sono ispirati i successivi interventi legislativi europei e nazionali, è stata varata dagli Stati Uniti con il famoso Jobs Act.

Normativa Usa – Il JOBS Act.

La normativa americana sul Crowdfunding è stata promulgata nel 2012 con il provvedimento denominato “Jumpstart Our Business Start-up Act del 5 aprile 2012 – Public Law 112-106 – 4 aprile 2012”, che nonostante, le modifiche intervenute, regolamenta esclusivamente l’Equity-Crowdfunding. La normativa ha registrato nel corso del tempo vari emendamenti e prevede dei punti cardine, così sintetizzati:

  • Offerta di ammontare massimo pari ad usd 1.070.000,00. Una società, ricorrendo allo strumento del Crowdfunding, può raccogliere in un periodo di 12 mesi un ammontare pari ad una cifra massima, prestabilita.
  • Il limite del contributo massimo che l’investitore può versare varia a seconda del reddito complessivo e del patrimonio disponibile riferiti al nucleo familiare.
  • L’offerta deve avvenire tramite un unico intermediario a ciò abilitato.
  • Alcuni soggetti giuridici non possono usufruire della disciplina del Crowdfunding. Sono esclusi infatti:

1) Società non statunitensi;

  • 2) Società di investimento;

3) Società non accreditate secondo le regole di esclusione previste dal regolamento;

4) Non hanno un business plan ovvero che non hanno ottemperato alle informative di bilancio obbligatorie nei due anni precedenti l’offerta.

Vi sono poi tutta una serie di indicazioni specifiche circa le modalità di pubblicazione dell’offerta e sugli obblighi informativi in capo al proponente

 

Regno Unito

La Gran Bretagna ha adottato una normativa specifica per il Crowdfunding di tipo equity e peer to peer lending, contenuta all’interno del “Financial Services and Markets Act 2000”.

L’organismo di controllo di riferimento è il “Financial Conduct Authority” (FCA) che ha introdotto una serie nuova di provvedimenti nel 2014 prevedendo una serie aggiuntiva di requisiti per le piattaforme di equity crowdfunding.

Per quanto concerne l’equity based si è prevista l’adozione di un sistema di screening al fine di classificare gli investitori in “sophisticated” e “non sophisticated”. Se l’investitore ricade nella prima categoria vi è un limite analogo a quello imposto dalla normativa Usa, ovvero si è autorizzati ad investire non più del 10% del proprio patrimonio netto e ciò riguarda tutte le operazioni di Crowdfunding cui il soggetto voglia aderire.

La normativa peer to peer lending si applica nell’ipotesi in cui il creditore è un privato e se il mutuatario è un privato con una richiesta di prestito inferiore ad unca data cifra e se trattasi di un prestito contratto per finalità estranee a quelle lavorative. Anche per le piattaforme di lending è prevista una procedura di autorizzazione e di accreditamento da parte della FCA.

Molto ben dettagliate sono le disposizioni relative alle modalità di comunicazione delle offerte inerenti il linguaggio e la chiarezza dell’esposizione dei progetti e dei relativi rischi che devono essere rispettate.

Le autorità governative britanniche sono molto sensibili al fenomeno del Crowdfunding, lo strumento viene visto come un’importante fonte di finanziamento ed investimento alternativo per le aziende e sono stati emanati diversi provvedimenti per favorirne la massima diffusione.

Analogamente ad altri paesi il reward ed il donation-crowdfunding non sono soggetti alla FCA.

 

Francia

Il Quadro normative francese si caratterizza per l’attenzione alla trasparenza ed all’informazione degli accordi vincolanti tra piattaforme ed investitori ed a tal fine sono previsti limiti massimi sugli investimenti e fondi raccolti.

La regolamentazione, in analogia ad altri stati, disciplina prevalentemente il P2P e l’Equity-Crowdfunding e prevede specifiche eccezioni al prospetto informativo oltre che precisi incentivi fiscali quali la compensazione delle perdite finanziarie.

La legislazione prevede l’istituzione dei CIP (Conseiller en Investissement Participatif) per l’equity-crowdfunding e l’IFP (intermédiaire en Financement Participatif), quali intermediari qualificati nelle operazioni di crowdfunding.

Anche in Francia non è presente alcun regolamento specifico per il donation ed il reward based crowdfunding.

 

Spagna

La regolamentazione del Crowfounding in Spagna è stata varata il 28 aprile del 2015 nel “Boletin Oficial de Estado la Ley 5/2015 de 27 de abril, de fomento de la fianciaciòn empresarial”, denominata anche LFFE.

Al pari di altri stati membri dell’Unione, anche la Spagna adotta definizioni simili, relativamente alla distinzione tra investitori qualificati e non, ed alle limitazioni di investimento per ognuna delle tipologie di Crowdfunding regolamentate, ossia, sempre l’equity ed il P2P. La distinzione tra le due tipologie di investitori è riconducibile a dei parametri quantitativi:

  • Soggetti con reddito complessivo superiore a 50.000 euro annui ovvero che detengono un patrimonio finanziario superiore ad euro 100.000
  • Soggetti con reddito inferiore ai 50.000 euro

La classificazione nell’una o nell’altra categoria di investitore si traduce in un diverso importo quantitativo di investimento in uno stesso progetto, ovvero una somma superiore ai 10.000,00 euro nella stessa piattaforma nel corso dell’anno.

Le piattaforme che ricadono nella disciplina regolamentare (n.d.r. P2P ed equty) sono soggette ad autorizzazione e controllo da parte della CNVV, (Comisiòn Nacional del Mercado de Valores), ovvero il Banco de Espagna.

 

Germania

La regolamentazione tedesca è stata varata nel 2015 con l’approvazione del “Kleinanlegerschutzgesetz”– BGBL 2015 IS.1114 inerente l’Equity-Crowdfunding.

Sono previste semplificazioni relativamente al prospetto informativo per somme richieste con progetti inferiori a 2,5 milioni di euro. In caso contrario, è necessario presentare un prospetto più articolato denominato “Vermogensanlagen-informationsblatt”, da depositare presso l’autorità garante per la vigilanza dei mercati finanziari, la BAFIN.

Analogamente a quanto previsto da altre legislazioni, sono previsti degli importi massimi di finanziamento a carico del privato e pari ad euro 10.000,00. Nell’ipotesi in cui si superino i 1000,00 euro di contributo è necessario anche autocertificare di avere un patrimonio da investimento superiore a 100.000 euro.

Al pari di altre legislazioni non sono previsti limiti per gli investitori classificati nella categoria “professionale”.

L’informativa finanziaria e la tutela degli investitori è particolarmente esigente. È previsto, innanzitutto, un diritto di recesso entro i 14 giorni dalla sottoscrizione, inoltre si prevede una chiara e trasparente informativa relativamente ai pericoli di perdite in conto capitale che i sottoscrittori possono incorrere.

 

Olanda

La normativa olandese è contenuta nel “Crowdfunding Decree”, pubblicata il primo aprile del 2016 nel”Bulletin of Acts and Decrees Stb 2016, number 98”e riguarda il P2P e l’equity-Crowdfunding.

Per le operazioni di Crowdfunding sono previsti limiti di investimento pari ad euro 40.000 per l’equity ed euro 80.000 per il lending. È previsto anche un diritto di recesso ma limitato alle 24 ore successive alla sottoscrizione, senza alcun costo aggiuntivo. Le piattaforme devono, tra l’altro, compilare anche un questionario da inviare alle autorità competenti per consentire di monitorare lo sviluppo del mercato del Crowdfunding.

Le piattaforme Equity-based devono essere accreditate secondo la normativa MIFID, mentre quelle P2P devono ottenere una deroga per non ricadere nell’ambito di applicazione della normativa riguardante gli intermediari finanziari per quel che concerne i fondi rimborsabili. Se però l’offerta di lending si caratterizza come offerta di credito al consumo sarà necessario essere accreditati come tali, fermo restando l’esonero dall’ottenere una vera e propria licenza bancaria.

Anche l’Olanda, in ragione della maggiore facilità di inquadramento giuridico, non ha una regolamentazione specifica per il Reward e Donation.

 

 

[1] Scheda di sintesi della policy a sostegno delle startup innovative – 26 agosto 2014 –  Ministero dello Sviluppo economico, Segreteria tecnica del Ministro