COS’È LA “FOOD SECURITY”?

Secondo la definizione ufficiale fornita dal Comitato delle Nazioni Unite per la Sicurezza Alimentare Mondiale, la food security – o “sicurezza alimentare” – è la possibilità di avere accesso (fisico, sociale ed economico), in ogni momento, a cibo sufficiente, sicuro e nutriente che soddisfi le nostre esigenze nutrizionali e preferenze alimentari. Tale accesso può essere messo a rischio da una pluralità di fattori. Tra questi, al livello micro, rientra senza dubbio il costo dei generi alimentari. Al livello macro, invece, i principali fattori che influenzano il grado di food security di un Paese sono l’efficienza del sistema di produzione agricola e la maggiore o minore dipendenza del Paese dalle importazioni di generi alimentari.

LA FOOD SECURITY IN AFRICA PRIMA DELLA GUERRA

Quello della sicurezza – o meglio, insicurezza – alimentare in Africa è un problema che risale a ben prima del conflitto in Ucraina. Negli ultimi dieci anni le crisi alimentari sono aumentate in tutto il continente, favorite dalle fragilità della produzione agricola locale e dalla dipendenza di molti Paesi dalle importazioni di beni alimentari. Nel 2020, inoltre, gli effetti della pandemia di Covid-19 e della siccità che ha colpito il Corno D’Africa hanno ulteriormente aggravato la situazione, provocando un’impennata dei costi alimentari e costringendo 281.6 milioni di persone ad affrontare la fame – 46.3 milioni in più rispetto al 2019.

Questa situazione, in futuro, potrebbe essere ulteriormente aggravata dall’aumento della popolazione e, quindi, della domanda di generi alimentari di base: si prevede che entro il 2025 il consumo di grano in Africa raggiungerà i 76.5 milioni di tonnellate, il 63,4% dei quali sarà importato da altri continenti.

PERCHÉ LA GUERRA IN UCRAINA INFLUENZA LA FOOD SECURITY DELL’ AFRICA?

La Russia e, soprattutto, l’Ucraina sono la principale fonte di grano e olio di girasole del continente africano. Da questi due Paesi, infatti, proviene circa il 50% delle importazioni di grano effettuate dagli Stati africani (con picchi oltre il 70% in Eritrea, Egitto, Benin, Sudan, Gibuti e Tanzania), e oltre il 90% dell’olio di girasole importato da Egitto, Tunisia, Sudan e Algeria. 

Lo scoppio della guerra, tuttavia, ha interrotto bruscamente le esportazioni dall’Ucraina, provocando la chiusura dei porti del Mar Nero, che costituivano la principale via di trasporto delle merci. Inoltre, a causa dei danni subiti dalle infrastrutture ferroviarie e stradali ucraine e degli evidenti problemi di sicurezza, non sembra al momento possibile identificare mezzi e vie di trasporto alternative delle merci. Perlopiù, la guerra ha interrotto anche la semina primaverile di molte colture, con una riduzione della produzione agricola della prossima stagione stimata tra il 25% e il 50%.

Il drastico calo dell’offerta di prodotti agricoli non ha esitato a farsi sentire, comportando un’impennata dei prezzi a livello mondiale che ha colpito in primis gli Stati africani che importavano tali prodotti dall’Ucraina, conducendoli alle soglie della crisi alimentare. Ma non è tutto: ad aggravare la situazione ci sono anche gli effetti delle sanzioni applicate alla Russia, che colpiscono indirettamente anche il resto dell’Africa. 

Infatti, da un canto, la Russia è anche il terzo maggiore esportatore mondiale di potassio (18% delle esportazioni mondiali), un ingrediente chiave nei fertilizzanti, il cui aumento dei prezzi metterà a dura prova i sistemi di produzione agricola del continente africano. Dall’altro, la Russia è uno dei maggiori produttori di petrolio greggio al mondo: con l’impennata dei prezzi, i Paesi importatori di petrolio (tra cui molti Stati africani) subiranno aumenti del costo della vita e dell’inflazione – che a loro volta ridurranno il potere d’acquisto della popolazione e, quindi, l’accesso al cibo.

RISCHI POLITICI

Gli effetti della situazione appena descritta sulla scena politica africana potrebbero non farsi attendere. In politica interna, la riduzione dell’accesso al cibo e le difficoltà dei governi nazionali a far fronte alla situazione genereranno il malcontento delle popolazioni, che potrebbe sfociare in vere e proprie rivolte – come avvenuto con la Primavera Araba nel 2010/2

In politica estera, la guerra in Ucraina e le sue conseguenze sull’economia e la sicurezza alimentare dell’Africa potrebbero spaccare il continente a metà, tra Paesi sostenitori dell’Ucraina (e dell’Occidente) e Paesi schierati – più o meno esplicitamente – con la Russia. A suggerirlo è stata anche la votazione della Risoluzione ONU di condanna all’invasione dell’Ucraina: dei 35 Paesi che si sono astenuti, ben 17 sono Stati africani. A questo la scelta dell’Eritrea, uno dei soli cinque stati (tra cui la stessa Federazione Russa) ad aver espresso voto contrario. Ciò suggerisce una crescente influenza economica e politica della Russia nel continente, rendendo ancora più urgente per l’Occidente, in primis l’UE, sostenere la ripresa economica, lo sviluppo agricolo e la sicurezza alimentare dell’Africa.

Federica Tornincasa

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