LA SFIDA DELLE DISUGUAGLIANZE ALL’INTERNO DI E FRA LE NAZIONI

da Gen 14, 2022News1 commento

Il Goal 10 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite ha come scopo la riduzione delle disuguaglianze tra e nei Paesi del Mondo.

Nel dibattito pubblico si tende a dare per scontato che la disuguaglianza sia solo un problema di tipo economico. Questa visione rischia però di mettere in secondo piano la complessità del fenomeno, in quanto il concetto di disuguaglianza può assumere contorni e riferimenti multiformi e può essere inoltre riconducibile alle sfere sociale e/o economica dell’individuo e della società, sfere pur inestricabilmente intrecciate tra loro. Il termine disuguaglianza identifica tutte le differenze dei livelli di benessere derivanti principalmente dalle disparità nel livello dei redditi, dei consumi, nell’accesso all’assistenza sanitaria, all’istruzione e alla speranza di vita o alla partecipazione democratica della vita politica di un Paese.

Data la complessità della nozione, l’Obiettivo 10 si articola in sette principali traguardi (target) per ottenere il risultato auspicato: il primo target mira ad accelerare la crescita del reddito del 40% più povero della popolazione; il secondo punta alla promozione dell’inclusione sociale, economica e politica di tutti i cittadini senza discriminazioni di età, sesso, disabilità, razza, etnia, origine, religione, status economico o altro; il terzo si propone di garantire pari opportunità e di ridurre le disuguaglianze anche attraverso l’eliminazione di leggi, di politiche e di pratiche discriminatorie. Altri quattro target si concentrano sull’adozione di politiche e azioni per la promozione di una maggiore uguaglianza, e in particolare: politiche fiscali, politiche salariali e di protezione sociale; di regolamentazione e controllo dei mercati e delle istituzioni finanziarie globali; azioni per garantire maggiore rappresentanza e voce ai Paesi in via di sviluppo nel processo decisionale delle istituzioni economiche e finanziarie internazionali; misure per facilitare la migrazione ordinata, sicura, regolare e la mobilità delle persone, anche attraverso politiche migratorie programmate e ben gestite.

In un Mondo oggi sempre più interconnesso, ma inevitabilmente disegnato entro confini al contempo territoriali, politici, economici, sociali e culturali, l’azione condivisa della comunità internazionale abbraccia una prospettiva sia in termini di uguaglianza, sia di efficienza, intesa quest’ultima come capacità del sistema di promuovere uno sviluppo olistico di lungo periodo.

LA SITUAZIONE A LIVELLO GLOBALE

Il panorama mondiale continua ad essere ancora fortemente condizionato dalla diffusione del contagio da COVID-19: i modesti risultati registrati prima dello scoppio della pandemia, hanno subito una critica inversione a causa del perdurare dello stato di emergenza in molti Paesi, esacerbandone le disuguaglianze anche interne.

I dati provenienti da 44 Paesi per il periodo 2014-2020 segnalano che quasi una persona su cinque è stata vittima di discriminazione, vedendo violato almeno uno dei diritti umani fondamentali riconosciuti dal diritto internazionale; le probabilità di discriminazione aumentano rispetto la condizione delle donne. Discriminazioni ancora più consistenti sono state registrate inevitabilmente in ambito sanitario e socioeconomico.

Nonostante la pandemia e le restrizioni alla mobilità ai confini di tutto il mondo, la questione migratoria continua ad essere tra le più preoccupanti: nel 2020 sono stati registrati 4.186 decessi e scomparse lungo le rotte migratorie nel mondo, con un aumento delle vittime su alcune rotte. Entro la metà del 2020, il numero di persone fuggite dai loro Paesi è salito al numero record di 24 milioni, esacerbando conflitti, persecuzioni e violazioni dei diritti umani. A tal proposito, se a livello globale, nel 2019, il 54% di 111 governi ha riferito di aver istituito una serie completa di misure politiche per facilitare la migrazione e la mobilità delle persone, differenti sono gli ambiti politici di applicazione: la maggior parte dei paesi segnala l’istituzione di misure di cooperazione per una migrazione sicura, ordinata e regolare; un minor numero di paesi segnala invece l’attuazione di misure per il riconoscimento dei diritti dei migranti e del conseguente benessere socioeconomico.

Dal 2017 al 2020, la percentuale di prodotti esportati dai paesi meno sviluppati e dai paesi in via di sviluppo beneficiari del trattamento duty-free è rimasta invariata, rispettivamente al 66% e al 52%.

LA SITUAZIONE A LIVELLO EUROPEO

Secondo i dati raccolti dall’Eurostat in merito al monitoraggio dell’SDG 10 entro i confini dell’UE, le disparità economiche, sia tra sia all’interno degli Stati membri, sono diminuite negli ultimi anni. Tuttavia, nonostante i moderati progressi in alcuni settori, le sfide che l’UE deve affrontare sono ancora aperte. Per ognuno dei target promossi dall’SDG 10, l’UE ha disposto e predisposto una serie di iniziative politiche ed economiche al fine di ottemperare ai propositi sanciti sia nei suoi trattati sia in ambito UN. Si tratta dunque dell’elaborazione di una Politica di Coesione rivolta a tutte le regioni e città dell’Unione al fine di sostenere la creazione di posti di lavoro, la competitività delle imprese, la crescita economica, lo sviluppo sostenibile e il miglioramento della qualità della vita dei cittadini. Per raggiungere questi obiettivi e rispondere alle diverse esigenze di sviluppo in tutte le regioni dell’UE, sono stati stanziati 378 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, ovvero quasi un terzo del bilancio totale dell’UE, suddivisi in 4 principali Fondi: il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), per investire sullo sviluppo sociale ed economico di tutte le regioni e città dell’UE; il Fondo di coesione (FC), per investire su ambiente e trasporti nei Paesi meno prosperi dell’UE; il Fondo sociale europeo Plus (FSE+), per sostenere l’occupazione e creare una società equa e socialmente inclusiva nei paesi dell’UE; infine il Just Transition Fund (JTF), a sostegno delle regioni più colpite dalla transizione verso la neutralità climatica. In aggiunta, l’UE e i suoi Stati Membri, per contrastare la crisi scaturita dalla pandemia, hanno messo in tavola 10 iniziative per combattere la COVID-19 e garantire la ripresa dell’Unione.

LA SITUAZIONE A LIVELLO ITALIANO

Secondo il Rapporto ASviS 2021, la riduzione delle diseguaglianze in Italia richiede ancora un’ampia ed urgente gamma di interventi.

Nel 2020, pur riconoscendo al Governo l’impegno politico volto a produrre un’evoluzione legislativa per la mitigazione delle disparità interne, le misure introdotte non sono state sufficienti per ridurre le disuguaglianze che continuano ad attraversare il Paese, esasperate al più dagli effetti derivanti dalla pandemia.

Stando alle analisi del rapporto 2021, la crisi economica innescata dall’emergenza sanitaria ha avuto un impatto trasversalmente rilevante sulle disparità di genere, generazionali e territoriali, nonché socio-economiche, dati accertati dal peggioramento di tutti gli indicatori elementari, sin dal 2020. In questo composito scenario, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) risulta essere un’imperdibile occasione per poter rilanciare il Paese e riequilibrarne le disparità. Tra le proposte avanzate da ASviS per ridurre le disuguaglianze e promuovere l’inclusione sociale figurano: la riforma complessiva dell’esistente sistema di welfare, seguendo una prospettiva universale; la garanzia di un monitoraggio continuo (sia in fase di programmazione degli investimenti sia in fase di attuazione degli interventi) sull’allocazione del 40% delle risorse del Pnrr al Mezzogiorno, rafforzandone al contempo la capacità amministrativa; il potenziamento dei centri per l’impiego e la formazione degli addetti agli stessi, infine il favorire l’imprenditorialità delle giovani generazioni, rimuovendo le barriere all’entrata tramite il miglioramento della qualità dei bandi e l’incentivo alla co-progettazione.