In viaggio con le 5P – Tredicesima tappa Africa Occidentale

da Giu 8, 2022News1 commento

Proseguiamo il nostro viaggio lungo le terre africane e seguiamo la traccia del Sahara percorrendo le dune occidentali del Sahel per scoprire l’Africa Occidentale.

La macro-regione è tra le più composite per biodiversità, guarda sull’Atlantico e si affusola sul Golfo di Guinea; oro, diamanti, petrolio abbondano in queste terre e hanno fatto e fanno tutt’ora peccaminosa gola ai più.

Quelle stesse risorse hanno reso tristemente nota la Storia moderna dell’Africa Occidentale: palcoscenico della tratta atlantica degli schiavi, la regione è stata tra le prime vittime delle brutalità della colonizzazione imperiale europea negli stessi anni in cui l’Illuminismo e la rivoluzione francese inneggiavano alla libertà fisica e intellettuale dell’uomo.

Un capitolo di Storia che oscura il precedente Medioevo africano, vivo, vivissimo di fasti e ricchezze, materiali e culturali. Perché, mentre l’Europa si rabbuia con l’“oscurantismo” della medias aetas aspettando di celebrare i trionfi imperiali, l’Africa Occidentale nello stesso periodo registra la nascita e lo sviluppo dei grandi imperi del Ghana, del Mali e Songhai che prosperano e fioriscono, favorendo la vivacità cosmopolita dell’intera area, impegnata in forme di cooperazione (quelle sì multidimensionali) con i vicini arabi in un connubio economico e culturale che ha nei secoli agevolato anche i contatti con le sponde orientali del continente.

La ricchezza dell’Africa Occidentale è stata ed è sua più grande benedizione e sua più dolorosa maledizione, tanto da costarle ad oggi un’onerosa fama sulla scena internazionale.

Le contraddizioni sussistenti nella regione rendono difficile una lettura lineare della situazione in termini di cooperazione e cambiamento, al punto di spingere qualcuno a paventare un “nuovo Afghanistan”. Ma se l’Afghanistan è un solo Paese (e la matassa è già più che intricata), l’Africa Occidentale ne conta ben più numerosi e le ripercussioni di una replica assumerebbero proporzioni ancor più incerte e imprevedibili.

Ex Africa semper aliquid novi

“Dall’Africa giunge sempre qualcosa di nuovo”, ma le “novità” sembrano curiosamente ripetersi. Ogni nuovo terremoto politico dell’area, riporta alla luce fragilità che si perpetuano nel tempo, sbalordendo (ingenuamente?) di volta in volta gli osservatori esterni che gridano al tradimento dei più basilari principi democratici.

E mentre si analizza la complessità politica dei Paesi dell’area, le maggiori ed oggettive difficoltà periodicamente affliggono la regione e sono riconducibili una triplice crisi che continua ad aggravarsi. I principali obiettivi diventano dunque speculari in quanto risposta alle criticità nel tentativo di accorrere al 2030 con i migliori risultati.

Curioso tuttavia è che l’attenzione internazionale si rivolga alla regione soprattutto a partire dal 2011, quando le ventate delle primavere arabe destabilizzano anche l’area occidentale del continente, solleticando le prospettive degli attori mondiali che, mentre guardano i vicini “arabi”, non si lasciano sfuggire l’occasione di definire una strategia di intervento (anche e soprattutto economica) per arginare le piaghe che, tuttavia, assillano la regione da molto più tempo.

L’intrigo geopolitico dell’Africa Occidentale restituisce un’immagine ambivalente: mentre la crescita prosegue grazie ad investimenti esteri che puntano sulle “benedizioni” naturali della regione, l’instabilità politica causata da quella che viene riconosciuta come l’assenza di un assetto statale stabile, contribuisce all’esacerbarsi delle contraddizioni che fanno dell’Africa Occidentale una delle aree più critiche del continente, vessata dalla disillusione nei confronti della democrazia e l’esasperazione per la sicurezza.

In termini di cambiamento vale dunque la pena domandarsi quanto quelle famose condizionalità siano in questo caso fruttuose per il vero sviluppo della regione. Sembra infatti troppo semplice l’idea per cui puntare su investimenti finanziari possa agevolare una crescita olistica dei Paesi convolti: l’esperienza degli ultimi anni rivela ancora oggi come l’altalena di eventi (endogeni ed esogeni) continui a mostrare le debolezze di strategie che non tengono conto della moltitudine di attori coinvolti e delle differenti istanze che provengono da una regione composta da plurime voci. L’idea di un’Africa sine historia ha già concesso e commesso mistificazioni e fraintendimenti che ne hanno segnato duramente il destino storico. Il viaggio verso il 2030 vorrebbe invertire la rotta, ma sino ad oggi quel aliquid novi, quel qualcosa di nuovo, sembra invece continuare a ripetersi viziosamente.