Proseguiamo il viaggio lungo l’ultima rotta del continente asiatico. La tappa di oggi è abbastanza peculiare poiché, mentre le altre mappe tracciate racchiudevano una pluralità di paesi, questa volta la casualità geografica ne mostra uno solo: l’Asia settentrionale è il vastissimo territorio dell’Orso siberiano, dell’Aquila bicipite; l’Asia settentrionale è la Federazione Russa. Sbirciare ad oggi nei territori settentrionali dell’Asia sembrerebbe imprudente, ci si avventura su di un terreno farraginoso, ci si potrebbe arrischiare in analisi alla fine inconcludenti; c’è chi sostiene che l’Asia settentrionale, quell’Aquila, non sia mai davvero cambiata, non negli ultimi anni, ma sin dai tempi di Ivan il Terribile, primo Zar di Russia.

Ma il viaggio che abbiamo deciso di intraprendere non vuole né sentenziare, né di giudicare, né tanto meno risolvere matasse geopolitiche; il percorso che è stato intrapreso è mosso dalla semplice curiosità di trovare qualche lettura alternativa alle mappe del Mondo impegnato nel raggiungimento della Pace e della Prosperità per le Persone di tutto il Pianeta abbracciate in un universale Partenariato. E di curiosità l’Asia settentrionale ne solletica moltissime.

La Federazione Russa è, se si vuole, giovanissima, appena trentenne; la Russia invece ha già vissuto una moltitudine di vite, è stata una delle più presenti protagoniste della Storia, ha celebrato glorie e pianto catastrofi, ha illuso i sognatori di un’ottocentesca utopia, ha subìto e prodotto cambiamenti epocali, ha terrorizzato. Inquadrare la Russia in una sola cornice interpretativa è impossibile, se non forse, si azzarderebbe, superfluo; e a dirlo è un russo. Nikolaj Berdjaev, “filosofo della libertà”, sostiene che la Russia sia da sempre scissa da una contraddizione «dell’anima», in costante contrapposizione tra i suoi elementi orientali ed occidentali[1]: l’Orso e l’Aquila. Chiedersi chi sia dei due a prevalere non porterebbe probabilmente a nessuna risposta definitivamente utile. In passato, un altro studioso ha ammonito dal tentativo di rintracciare simmetrie che non possono rientrare «né nelle categorie di Aristotele né in quelle di Montesquieu»[2], ma per fortuna, questo viaggio ci ha già allenati ad assumere uno sguardo meno perentorio.

Delitto e Castigo

La Federazione Russa è a cavallo tra Europa ed Asia: il 76% del suo territorio si trova proprio in Asia settentrionale, ma solo il 22% della popolazione ne occupa gli spazi; racchiude 11 fusi orari, dagli Urali alla Siberia, e conta di sconfinate terre, la maggior parte delle quali gelide, ma ricche di risorse naturali, utilissime anche all’Europa.

La Federazione Russa si dice impegnata nel raggiungimento di uno sviluppo sostenibile sin dal 1996 e alcune percentuali sarebbero notevoli.

All’ombra di questi dati, la Società Civile russa contesta al contrario una mancata concreta responsabilità da parte della politica nazionale nell’adozione di strategie volte al raggiungimento degli obiettivi 2030. Altri ancora denunciano molto più duramente violazioni accertate e conclamate.

Non dovrebbe stupire una simile contraddizione tra le varie posizioni, non tanto per chissà quali ragioni politologiche, quanto perché nessuno degli Stati ONU può effettivamente vantare un curriculum “sostenibile” in tema di SDG e di cambiamento! Come in tutte le altre tappe, si è potuto notare che produrre un reale cambiamento non è cosa da poco ed è ben diverso dall’ambirvi.

Ciò che dovrebbe destare un po’ di stupore è sottovalutare quello scisma dell’anima, quella contraddizione storica che ciclicamente smuove l’Eurasia, che non si cerca di capire, ma che periodicamente continua ad essere causa di frizioni, scatenando pericoli e disastri che la Storia ha già visto e soprattutto già insegnato. Aquila bicipite e Orso siberiano sono due lati di una stessa medaglia e vivono/convivono in un territorio sterminato come quello dell’Asia settentrionale; distanze così smisurate geograficamente, tuttavia, mostrano oggi quanto al contrario uno Stato transcontinentale possa influire su equilibri non solo regionali, ma mondiali. E se già molti anni addietro (quando il Mondo giocava tutt’altra partita rispetto al traguardo 2030) diventava fuorviante “categorizzare” un attore come quello che abita l’Asia del Nord, oggi i rischi sono diventati concreti e non certo sostenibili.


[1] Nikolai Berdjaev, Le fonti e il significato del comunismo russo, Milano, La casa di Matriona, 1976.

[2]Alain Besançon, Breve trattato di Sovietologia, ad uso delle autorità civili militari e religiose, Milano, Edizioni dello scorpione, 1976.

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