In viaggio con le 5P – Sedicesima tappa Africa Australe

da Giu 29, 2022News1 commento

Il nostro viaggio alla scoperta del territorio africano arriva oggi ad esplorarne l’ultima mappa. Là dove i confini del deserto Kalahari segnano una linea di demarcazione territoriale e lì dove a Sud dei Grandi laghi si diradano le foreste equatoriali, si apre il grande territorio dell’Africa Australe.

Oggi la regione sembra essere, a detta di alcuni studi, il profilo moderno dell’Africa che cresce, quella economicamente dinamica, quella più spinta verso l’integrazione nell’economia mondiale, forte delle sue ricchezze naturali di oro e diamanti e promettente di straordinarie potenziali opportunità.

Tuttavia, questo dinamismo si porta dietro i segni perduranti di un mal-sviluppo ereditato dal passato e di cui non riesce a liberarsi. Perché, cercando di comprendere il cambiamento in Africa Australe, bisognerebbe in effetti fare i conti con le peculiarità dei Paesi che la compongono, le cui storie contemporanee sono avviluppate nelle molte sofferenze del passato coloniale.

Apartheid”è una parola che segna tristemente un lungo capitolo dell’Africa Australe, una parola che istituzionalizza una tra le più grette segregazioni sociali, su principi di presunte inferiorità umane sulla base di un’architettura razziale della società.

L’emancipazione sostanziale da questa istituzione è lunga e faticosa, ma capace di dare moto a tutte una serie di rivendicazioni nazionaliste in Africa Australe che dai moti indipendentisti portano all’attuale e composita realtà della regione, pur ancora soggetta a perduranti disuguaglianze e povertà strutturali.

L’orgoglio combattivo dell’Africa Australe è oggi istituzionalizzato in una delle organizzazioni africane più competitive del continente, capace di porsi come interlocutore di primo piano anche nel panorama mondiale. Si auspica dunque al cambiamento mosso da quel dinamismo economico capace di trainare l’evoluzione sociale; ma quanto questo possa realmente realizzarsi dipende anche dal nuovo gioco intavolato sullo scacchiere mondiale e dalla capacità degli attori in scena di non esacerbare contraddizioni di cui sono stati già fautori.

I fantasmi del passato

Capo Agulhas è l’estrema punta meridionale dell’Africa Australe e del continente africano tutto; lì i due oceani, il freddo, torbido Atlantico e il caldo, placido Indiano, si incontrano senza, parrebbe, mescolarsi mai. La narrazione più suggestiva racconta di un panorama spesso nebbioso, con correnti mutevoli ed onde violente, tutto generato dall’incontro di acque tra loro “caratterialmente” opposte, pericolose per la navigazione dei più esperti e causa di un cimitero sottomarino di imbarcazioni.

Una leggenda nordeuropea narra di una nave fantasma, l’Olandese Volante, che solca senza sosta le torbide acque africane, costretta da una maledizione caduta sul suo presuntuoso capitano che avrebbe giurato di voler doppiare il canale anche navigando in eterno e a costo di dannare l’anima sua e dei suoi marinai pur di portare a termine la sua missione nelle terre meridionali dell’Africa.

Proviamo a fare un esercizio mentale con un po’ di sforzo immaginativo: come i due oceani, tra loro opposti in essere, le dicotomie della regione continuano a generare moti e tumulti, sociali, economici e politici, che da secoli ormai si incontrano in Africa Australe, senza riuscire a fondersi o a dipanarsi. Vi aleggia sopra il fantasma di un retaggio coloniale che, nel tempo, ha mutato fisionomia e obiettivi e che, tutt’oggi ne alimenta le contraddizioni.

Lo sforzo che la regione compie nel presentarsi, organizzarsi e istituzionalizzarsi per giocare alla pari con le sue controparti, dimostrerebbe da un lato la reale ambizione di ognuno dei suoi componenti al cambiamento (2030 o 2063), dall’altro la necessità di creare un fronte comune e condiviso per cercare di capire come meglio condurre il gioco in acque oggi mosse da crisi multilivello ed interconnesse, dovendo fare a meno di bussole che un tempo ne hanno guidato orgogliosamente l’emancipazione. Un viaggio lungo quello verso il cambiamento africano, impervio e frastagliato da bivi che ne spezzano il cammino. L’auspicio è che la strada da percorrere si appiani grazie alla consapevolezza che di retoriche se ne sono dette (sempre) troppe e che il primo cambiamento deve arrivare nell’approccio al continente e nel ricalibrare pesi e misure finora decisamente sottovalutate, così da non creare altri vicoli ciechi.