In Viaggio con le 5P – Seconda tappa Asia

da Mar 23, 2022News1 commento

Il “Supercontinente”

Seconda tappa di un viaggio il cui percorso, per “funzionalismo” geografico, ci spinge verso Est. Se dall’Europa infatti dovessimo pensare di spostarci più abilmente per non fermare il nostro peregrinare, la soluzione più ovvia sarebbe in effetti quella di proseguire verso quella sfumatura di confini che aggancia il Vecchio Continente all’Asia. Sì, ma dove finisce l’Europa e dove inizia l’Asia?

Un articolo sul World Economic Forum parla di Eurasia, il “supercontinente che si estende da Lisbona a Shanghai, se non addirittura a Jakarta”. Ed in questo spazio infinito, infinite potrebbero anche essere le Storie, i contesti, le culture e, non di meno, i cambiamenti. In effetti, in “Eurasia” di cambiamenti nel corso della Storia ce ne sono stati e non pochi. L’ultimo viene fatto risalire (sempre dallo studioso del WEF) alla fine della Guerra Fredda, cesura storica del secolo scorso che ha incontrovertibilmente cambiato lo scacchiere mondiale sino ad allora diviso, nell’emisfero settentrionale, da un confine assolutamente tangibile e materiale, una cortina ideologica, un vero e proprio muro di cemento e mattoni. Le analisi successive alla fine della Guerra Fredda avevano paventato l’inizio di una nuova èra e, a seconda degli analisti, ci si orientava tra gli estremi “Scontri di Civiltà”, la “Paura dei Barbari” o, addirittura, la “Fine della Storia”. Quello che tuttavia sembrava un “unico blocco” si scopre essere costellato da una moltitudine di blocchi entro i quali oggi ci si orienta cercando di dar loro una collocazione per lo meno geografica; allora ci si sposta tra Europa Orientale (o meglio “Asia Occidentale”, per non escludere nessuno), Medio Oriente (qualcuno si è chiesto “nel mezzo di cosa?a Oriente di dove?”[1]; inoltre, spesso nella suddivisione regionale, l’acronimo del Middle Est si allarga e diventa MENA, includendo il North Africa, forse con connotazioni meno afferibili alla sola geografia); e poi Asia Centrale con tutti i suoi “stan” (Uzbekistan, Turkmenistan, Kazakistan, Kirghizistan ecc.), Asia Meridionale e Asia Orientale o Estremo Oriente, così estremo eppure così vicino. Insomma, come fare ad orientarsi tra tutte queste mappe per proseguire il viaggio? Perdendoci, forse. Perché in effetti con le moltitudini di realtà di un territorio così sconfinato, l’unico modo per capire se lo sviluppo, la cooperazione, le nostre 5 P siano davvero agenti di cambiamento sarebbe quello di non costringerci in parametri prestabiliti, nei pre-concetti ai quali siamo abituati.

Molteplici Asie

Secondo Relief Web, piattaforma dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (OCHA), i progressi verso il raggiungimento degli SDG per l’Asia e delle sub-regioni asiatiche sono “scarsamente performanti” e, stando al report, in maniera complessiva per tutte e 5 le P! Ma come è possibile? Il 2030 si avvicina così in fretta ed il supercontinente, quello più densamente popolato, è così tanto indietro! Una buona parte di responsabilità è attribuita alla pandemia Covid-19, ma la pandemia è (ahinoi) coeva da “soli” due anni, come mai nel lustro precedente non si è avviato quel moto rivoluzionario che avrebbe portato equità, pace, giustizia e libertà anche nella sconfinata Asia?

Che non sia una forma di preconcetto rispetto al quale si qualificano le performance di altri, secondo quelle condizionalità negative in cui si rimane ingenuamente intrappolati? Questo tarlo non vuole essere ovviamente un giudizio “anti-qualsiasi-liberalismo-pacifismo-occidentalismo-asiaticismo”, ma una semplice riflessione. Gli SDG sono motori, guide al cambiamento, ma l’avvio di quest’ultimo non è certo uguale per tutti. La teoria del cambiamento del continente asiatico dovrebbe tener conto delle molteplici “Asie” di cui è composto, senza assumere tra l’altro che siano simili tra loro o, più ingenuamente, a paradigmi a noi più familiari. Il retaggio storico-culturale di un territorio così vasto per Storia ed accadimenti (accidentali e meno) porta con sé un bagaglio di evoluzioni precedenti che spostano di volta in volta il punto di partenza da cui si dovrebbero misurare gli eventuali frutti dei cambiamenti, al plurale. Se nella tappa in Europa è stato facile riconoscere un protagonista da osservare (basti considerare la mole di studi, articoli, osservatori sul tema qui di interesse in riferimento alla sola UE), diventa sicuramente più complesso poter guardare complessivamente un palcoscenico così composito, tanto più se quella sfumatura di terra che aggancia Europa ed Asia condizioni il metro di giudizio per trarre delle conclusioni. Probabilmente, non esistono scorciatoie per alcuni viaggi, soprattutto se le strade hanno più bivi di quanto ci si aspetti. Se tuttavia, non si vuole lasciare nessuno indietro, sarebbe anche bene chiedere a quale fermata si trovi. Vedremo dunque quante tappe saranno necessarie per scoprire dove e se gli SDG e le 5 P stanno cambiando l’Eurasia.


[1] Tim Marshal, “Le dieci mappe che spiegano il Mondo”

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