GOAL 14: LA SFIDA PER LA CONSERVAZIONE DELLA VITA SOTT’ACQUA

da Feb 11, 2022News1 commento

Il Goal 14 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite mira a proteggere gli ecosistemi marini e costieri al fine di assicurarne e sostenerne la biodiversità e la resilienza. L’importanza che assume il proposito sposato dall’ONU è multidimensionale, in quanto la salubrità degli oceani, dei mari e di tutte le risorse che ne derivano hanno un impatto diretto e circolare non solo sui cambiamenti climatici, ma anche sulle vite di ognuno. 

Gli oceani fungono da termostato terrestre, assorbendo una parte significativa del calore solare sulla Terra e mitigando gli effetti antropici del cambiamento climatico. In generale, il continuo scambio oceano-atmosfera di acqua, carbonio e ossigeno rendono l’oceano un regolatore chiave del meteo e del clima. Tuttavia, la storia recente degli oceani è purtroppo segnata da un progressivo degrado. L’aumento delle emissioni di gas serra ha portato a un accumulo di calore negli oceani, provocandone cambiamenti nella loro composizione chimica. Tra le conseguenze peggiori di questo fenomeno vi sono l’acidificazione delle acque, l’innalzamento del livello del mare, gli eventi meteorologici estremi, l’erosione costiera. Situazione aggravata dalla pratica eccessiva della pesca e dall’inquinamento dell’habitat marino. La ciclicità delle dinamiche climatiche infatti non può che incidere anche sulla qualità della vita di ogni individuo, sia in riferimento agli di effetti prodotti dai cambiamenti climatici, sia soprattutto in termini di sicurezza alimentare –  pesca e acquacoltura, agricoltura e ogni altra attività che impieghi l’acqua come principale risorsa ne risulta danneggiata. L’Obiettivo 14 intende proteggere l’immenso e vitale ambiente sottomarino attraverso 7 principali target, tra cui ridurre l’inquinamento marino di tutti i tipi, combattere l’acidificazione, aumentare il numero di Aree Marine Protette, regolamentare la pesca, sostenendo quella a piccola scala e sostenibile, e supportare i Paesi in via di sviluppo nell’utilizzo sostenibile delle risorse marine.

LA SITUAZIONE A LIVELLO GLOBALE

Secondo il monitoraggio delle Nazioni Unite, più di 3 miliardi di persone dipendono dagli oceani per il proprio sostentamento e oltre l’80% del commercio mondiale di merci in volume viene trasportato via mare. La copertura di aree chiave protette per la biodiversità marina è aumentata a livello globale, passando dal 28% nel 2000 al 44% nel 2020. Inoltre, sono state adottate misure efficaci a livello globale per regolamentare, monitorare e sorvegliare la sostenibilità di stock ittici biologicamente sicuri. Tra il 2018 e il 2020, i dati mostrano risultati importanti: da un lato il contrasto alla pesca illegale tramite l’attuazione degli strumenti internazionali è migliorato del 75%, dall’altro molti Stati hanno formulato quadri normativi a favore e sostegno della pesca su piccola scala, dimostrando come la gestione sostenibile degli stock ittici rimane fondamentale per garantire crescita economica e sviluppo equo.

La sfida attuale è mitigare gli effetti della pandemia sulla pesca in merito alla gestione sostenibile degli stock e alla redditività. L’impegno della comunità internazionale si concretizza anche negli impegni presi a livello politico e istituzionale: già nel 2017, con la Ocean Conference ONU, la prima dedicata all’oceano e al Goal 14 dell’Agenda 2030, sono state istituite le Communities of Ocean Action per la salvaguardia degli oceani. Un cammino che proseguirà con la Ocean Conference del 2020 (rimandata al 2022 a causa della pandemia Covid-19). Infine, la comunità internazionale ha annunciato che il 2021-2030 sarà il Decennio delle Nazioni Unite sulla scienza oceanica per lo sviluppo sostenibile.

LA SITUAZIONE A LIVELLO EUROPEO

Grazie al Copernicus Marine Service dell’Unione Europea, il monitoraggio degli indicatori e degli sviluppi in riferimento all’SDG 14 è regolare e sistematico. Secondo la raccolta dati provvista dal servizio e basata anche sui report dell’Eurostat, si denota un netto miglioramento della qualità delle acque di balneazione, cresciuta fino all’88,4% dal 2013. Desta invece maggiore preoccupazione l‘eutrofizzazione, causata dal deflusso delle acque reflue municipali, agricole e industriali che immette nel mare carichi eccessivi di nutrienti, favorendo la proliferazione di alghe nocive alla salute degli ecosistemi. Altra criticità è l’acidificazione degli oceani, causata dall’aumento dei livelli di CO2 atmosferica ed in costante crescita.

Nel maggio 2021, la Commissione Europea pubblica una valutazione completa, prima nel suo genere, del contributo dell’UE e dei suoi Stati membri al raggiungimento del Goal 14, esaminando sia gli indicatori quantitativi sia la qualità dei progressi raggiunti. L’UE ha infatti istituito il “toolkit dell’SDG 14“, una “guida” per attuare misure e strumenti politici supportata da considerevoli investimenti finanziari da parte dell’UE e dei suoi Stati membri. Da ciò, si concretizza un’azione decisa per migliorare lo stato dell’ambiente marino con una serie di risultati già visibili, tra cui il ripristino di alcuni stock ittici e l’istituzione di aree marine protette. Tuttavia, sebbene la valutazione non individui lacune significative nel quadro politico dell’UE, la maggior parte dei target dell’SDG 14 non sono attualmente sulla buona strada per essere raggiunti entro le scadenze concordate. Risultati e impatti devono ancora emergere e alcune tendenze negative, come l’acidificazione degli oceani o l’inquinamento marino, sono lungi dall’essere invertite. 

LA SITUAZIONE A LIVELLO ITALIANO

Secondo quanto riportato dalle analisi ASviS, le politiche italiane per il raggiungimento del Goal 14 sono insufficienti e poco efficaci. Per la Commissione Europea e la Relazione sullo stato di attuazione della Strategia per l’ambiente marino (Direttiva quadro 2008/56/CE) del giugno 2020, l’Italia risulta ancora tra gli Stati membri con sensibili inadempienze, nonostante la fondamentale importanza ambientale e socio-economica che il mare riveste per il Paese. Nel corso dell’ultimo decennio, l’indice composito italiano relativo al Goal 14 mostra un andamento altalenante: dopo un primo miglioramento nel 2015, grazie alla crescita della copertura di aree marine protette, peggiora sensibilmente negli ultimi tre anni, a causa dell’aumento dell’attività di pesca e del sovra-sfruttamento degli stock ittici (90,7% rispetto ad una media europea del 38,2%). 

Il PNRR prevede un investimento di 400 milioni di euro che potrebbe contribuire a colmare i ritardi nelle capacità di monitoraggio previsto dalla Strategia marina, sebbene continui a mancare sostanzialmente un’interfaccia efficace tra scelte politiche e istituzioni scientifiche. Il quarto rapporto sullo Stato del capitale naturale in Italia del 2021, propone un’importante opera di ripristino degli ecosistemi marini, ma né il Pnrr, né altri strumenti strategici e normativi danno risposte in merito. L’urgenza delle misure è richiesta anche e soprattutto dato il ritardo nel raggiungimento di alcuni target datati 2020.

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