Sono solo 22 i paesi al mondo dove le donne ricoprono il ruolo di capo di stato o di governo e sono 119 i paesi che non hanno mai avuto una leader donna, Italia compresa. Questi sono alcuni dei dati rilasciati dalle Nazioni Unite in occasione della 65° Commissione delle Nazioni Unite sullo Status delle donne (Commission on the Status of Women – CSW65) che si terrà dal 15 al 26 marzo 2021.

La Commissione sullo Status delle donne, una delle Commissioni funzionali dell’ECOSOC, il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, è stata istituita nel 1946 con il compito principale di elaborare rapporti e raccomandazioni circa la promozione dei diritti delle donne in campo politico, economico, sociale e dell’istruzione. Il suo contributo è stato inoltre fondamentale per la stesura della Convenzione sull’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione Contro le Donne (CEDAW) del 1979.

A 25 anni dalla IV Conferenza Mondiale sulle Donne di Pechino, che articolava un programma allora rivoluzionario per il raggiungimento di pari diritti, libertà e opportunità per le donne, tanti progressi sono stati fatti, ma nessun paese ha mantenuto pienamente gli impegni presi. Lo confermano i dati riportati dall’UN Women, l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile: al ritmo attuale, la parità di genere nelle più alte posizioni di potere non sarà raggiunta per altri 130 anni.

Per quanto concerne la presenza delle donne nei parlamenti nazionali, il 25% di tutti i parlamentari nazionali sono donne, un dato positivo rispetto all’11% del 1995. Sono però solo 4 i paesi con il 50% o più di presenza femminile in parlamento, al primo posto il Ruanda con il 61%, seguito da Cuba, Bolivia ed Emirati Arabi Uniti. La percentuale più bassa risulta invece essere negli Stati insulari del Pacifico, dove in 3 paesi le donne mancano totalmente di rappresentanza: Micronesia, Papua Nuova Guinea e Vanuatu.

Priorità della 65esima edizione della CSW è proprio la “Piena ed effettiva partecipazione delle donne e il processo decisionale nella vita pubblica, così come l’eliminazione della violenza, per raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze”. Tematica quanto mai attuale considerato che le donne sono sottorappresentata a tutti i livelli decisionali e che la pandemia di COVID-19 ha avuto un impatto sproporzionato su di esse – dalla perdita del lavoro all’aumento della violenza domestica e del lavoro di cura non retribuito. Anche se le donne sono in prima linea nella risposta alla crisi sanitaria, in Europa rappresentano il 76% dei 49 milioni di impiegati nel settore sanitario, il loro contributo rimane meno visibile e meno valorizzato, basti pensare che solo il 3.5% dei paesi hanno creato task force per la gestione della pandemia composta per metà da presenze femminili.

Eppure, dalle analisi dell’UN Women risulta che i paesi con leadership femminile hanno saputo rispondere meglio alla crisi pandemica e che le donne al potere investono in politiche spesso trascurate, quali l’assistenza sanitaria, l’economia verde e l’istruzione.

La parità di genere nella leadership e nei processi decisionali dev’essere quindi una priorità perché oltre a essere un diritto fondamentale è un bene per il pianeta e per la società.

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